19 Maggio 2012

menu di scelta rapida


Contenuti

news
percorso: home > news > "Con la bici ho domato il diabete": una storia modello!

"Con la bici ho domato il diabete": una storia modello!

27-03-2011 19:17 - Storie & Avventure
Southerland, la vittoria più bella:"Con la bici ho domato il diabete". Ventotto anni, della Florida, gli diagnosticarono la malattia quando aveva sette mesi prevedendo la perdita della vista ed una aspettativa di vita limitata. Poi, grazie al ciclismo ed alla fondazione della squadra ´Team Type 1´, la rinascita.

MILANO - Phil guarda lontano con gli stessi occhi dai quali avrebbe dovuto smettere di vedere a 20 anni. E invece, otto anni più tardi, ha sogni profondi e lunghi come un Giro d´Italia e un Tour de France. Phil Southerland, 28 anni, nato a Tallahassee in Florida, ha domato il diabete grazie alla volontà e alla bicicletta, fino a diventare corridore professionista e ora manager della società da lui fondata: il "Team Type 1", dal nome del diabete che lo ha colpito fin da bambino, quando i medici gli avevano previsto la cecità e addirittura il rischio di vita. Invece Phil è una miniera di progetti: "Entro il 2012 vogliamo correre grandi gare come il Giro, il Tour o il Lombardia", ha detto nei giorni scorsi a San Siro dove è intervenuto come testimonial di una campagna di prevenzione - "BCD" (Buon Compenso del Diabete) fondata sull´osservanza di stili di vita corretti basati soprattutto su sport e buona alimentazione - alla quale partecipa anche il Milan che la prossima estate aprirà sei dei suoi Junior Camp a 100 bambini malati di diabete che andranno a lezione di calcio insieme ai loro coetanei.

A fine anno il "Team Type 1" chiederà la licenza per entrare tra le squadre del Pro Tour e poi potrà gareggiare a fianco dei big. Per adesso è tra i Professional: ha corso l´Eroica sulle strade bianche della Toscana, sta disputando la Coppi e Bartali e prenderà parte al Giro del Trentino. Aveva chiesto di partecipare al Giro 2011, ma l´organizzazione
non ha accettato anche perché, per tradizione, andava invitata la squadra del Campione d´Italia, la Farnese Vini di Giovanni Visconti, fuori dal Pro Tour. Il "Team Type 1" si presenta al via di ogni corsa con uno o due ciclisti professionisti malati di diabete che pedalano insieme ai compagni sani.

E´ l´emblema di come, grazie allo sport, si tiene sotto controllo questo disturbo diffusissimo nel mondo. "Mi diagnosticarono il diabete - racconta Phil - quando avevo 7 mesi, ma capii di cosa si trattava alla mia prima festa di compleanno con gli amici quando, arrivato il momento del taglio della torta, mia mamma mi disse: "Se vuoi mangiarla devi fare un´iniezione". Mia mamma leggeva tutto per sapere come curarmi. Ma non bastava perché i medici le dissero che molto probabilmente avrei perso la vista, ammesso che riuscissi ad arrivare vivo a 25 anni".

Poi a 12 anni arriva la bicicletta: Phil si rende conto che il ciclismo lo aiuta a stare meglio. Nel 2005 lo fa per quasi 500 chilometri dalla Georgia alla Florida insieme all´amico Joe Eldridge. "Perché non fondiamo un team professionista?", gli chiede Phil all´arrivo. Il "Type 1" nasce pochi mesi dopo con sede ad Atlanta (adesso ha anche un quartier generale italiano a La Spezia). La prima corsa si chiama "Raam" (Race Across America), una gara di resistenza dal Pacifico all´Atlantico: la formazione di Phil arriva seconda nel 2006, ma vince un anno dopo stabilendo anche il record della corsa e rivince nel 2008. Adesso è un punto di riferimento anche per i ciclisti diabetici di tutto il mondo. Come Andrea Pirovano, 20 anni, di Verano Brianza: "Correvo da Juniores, ma al momento del passaggio a Under 23, tutte le squadre italiane con cui ho parlato mi hanno chiuso la porta in faccia. Mi dicevano che sarebbe stato troppo faticoso seguirmi con la mia malattia". La speranza arriva al di là dell´Oceano. Adesso Andrea corre con gli Under 23 del "Team Type 1" negli Stati Uniti dove si svolge principalmente l´attività giovanile. E magari un giorno tornerà sulle strade italiane colorate di rosa per il Giro.

"Grazie al ciclismo controlliamo la malattia, siamo diventati tutti responsabili della nostra vita", spiega Phil che adesso è dirigente a tempo pieno dopo aver lasciato le gare due anni fa e si lascia andare a un piccolo cruccio: "Al massimo siamo riusciti ad arrivare secondi alle gare a cui abbiamo partecipato. E´ ora di cogliere la prima vittoria". Anche se in realtà quello che ha fatto vale dieci arrivi sugli Champs-Elysèes di Parigi.




Fonte: Repubblica.it

iDea Run
iDea Projects - via di Gello, 47/A - 56123 - Pisa (Pisa)
Tel. 348.7058830