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La mia prima Tor des Geants

16-10-2011 23:55 - Storie & Avventure
Sono sempre stato uno sportivo, in particolare da giovane, ma poco agonista.
Abito in Valle d´Aosta da ormai 30 anni e sono amante della montagna (escursioni, vie di alpinismo moderatamente impegnative, caccia in montagna, sci alpinismo).
Anche se sono un vecchietto, sono 57 suonati, cerco quindi di mantenermi in forma per le mie passioni tenendo sotto controllo il peso, allenandomi un po´ con la corsa e facendo un minimo di ginnastica per mantenere oliate le giunture.
Perché mi è venuta questa idea di fare il Tor?
Nella scorsa edizione un mio collaboratore, molto più giovane e fisicamente prestante, ha fatto il Tor, ha concluso la gara e si è classificato 23°. Per curiosità sono andato a vederlo in uno dei passaggi ed ho seguito attraverso internet la sua corsa, mantenendomi anche continuamente in contatto con lui con messaggi e telefonate.
Così mi è entrato in testa il tarlo: potrei riuscire anche io a farlo?
Quando si sono aperte le iscrizioni ho deciso: intanto mi iscrivo e poi vedremo.
Da febbraio ho iniziato piano piano ad allenarmi in modo sempre più costante: corsa su strada e su sentiero con percorsi vari di salita e discesa, mediamente della durata di circa 1 ora, prima due o tre volte settimana poi sempre più frequenti; poi ho iniziato ad inserire i settimana almeno un percorso più lungo o più impegnativo in termini di dislivello. Anche durante le ferie estive, nonostante il caldo torrido, non ho mai mollato cercando di mantenere il ritmo degli allenamenti.
Sono stato molto prudente, anche perché alla mia età è facile esagerare e procurarsi qualche disturbo muscolo scheletrico.
Ad agosto ho partecipato ad una gara in coppia di corsa in montagna che si chiama Collon-Trek, soprattutto per mettermi alla prova.
Alcune settimane prima della gara sono andato a provare il secondo settore del Tor, uno dei più lunghi e con maggiori dislivelli e con il colle più alto, per vedere se riuscivo a reggere almeno una tappa; se non fossi riuscito non sarei partito.
La prova è stata positiva ed ho quindi deciso di provare; pensavo di fare qualche tappa e di non essere in grado di concludere la gara, ma poi sono stato fortunato: sono stato bene dal punto di vista muscolare e scheletrico e soprattutto non ho patito vesciche grazie alle vostre scarpe, la testa ha funzionato e non ho accusato la privazione del sonno.
Durante la gara ci sono molti punti di ristoro e rifugi dove è possibile mangiare (fontina, mocetta, salame, cioccolata, brodo, pane, frutta, bevande....), alle basi vita che segnano la fine di ogni settore sono disponibili docce, pasti caldi ed una maggiore varietà di alimenti; tra un ristoro e l´altro ho utilizzato barrette prese in un negozio bio, molta acqua e coca cola, alla fine di ogni settore ho usato un integratore per il recupero della Enervit, R2. Ho usato Sali di potassio e magnesio per reintegrare le perdite e qui forse ho esagerato e arriviamo ai momenti critici:
dopo il secondo settore mi è venuta una diarrea accompagnata da coliche addominali che mi ha perseguitato per gran parte della corsa fino a gran parte del penultimo settore; probabilmente dovuta ad eccesso di sali di magnesio. La sospensione dei Sali e l´assunzione di molte banane ha messo fine al calvario.
Ho particolarmente curato la scelta delle calze e delle scarpe:
le Cascadia Brooks sono state le prime provate e da subito mi sono trovato bene. Poi ho visto che tutti usavano altre nuove scarpe dalla suola spessa, si un´altra marca e le ho provate. E´ stato un disastro per vesciche, dolore all´alluce, rischio di distorsioni, scarsa sensibilità. Ho provato anche le numero uno della loro categoria, ma anche con quelle avvertivo un eccessivo fastidio all´alluce.
Sono quindi tornato alle Cascadia e durante la gara ne ho usate due paia alternandole e cambiandole alla fine di ogni settore.
Ho avuto solo una piccola vescica al tallone del piede destro, forse per non essermi fermato subito a togliere un sassolino entrato nella scarpa. Ho aspirato la vescica e nastrato la zona e non mi ha dato più fastidio; ho nastrato le prime due dita a scopo profilattico.
Non ho perso le unghie, ma ho ancora scarsa sensibilità e parestesie ad entrambi gli alluci.
La gara è pesante soprattutto per le discese che mettono a dura prova piedi e muscolatura, perché è vero che ci sono 24000m di dislivello positivo, ma ce ne sono altrettanti di dislivello negativo che sono certamente più distruttivi.
Sono molto importanti anche le calze: ho usato calze svizzere, mi pare si chiamino Rhoner, lunghe, compressive ed eccezionalmente aderenti, non fanno pieghe e non cadono.
La combinazione calza e scarpa è stata per me eccezionale.
Le emozioni sono state molte, ma mi ha molto toccato un giovane donna, con seri problemi, che mi è venuta ad accompagnare per un tratto durante la salita dell´ultimo colle, di notte.
Ti confesso di commuovermi ancora quando ci ripenso.
Adesso ho ripreso a corricchiare, vado a caccia e non ho nulla in programma.
Subito dopo il primo pensiero è mai più una cosa cosi, ma si sa che dopo poco tempo le sofferenze si dimenticano e rimangono solo le emozioni piacevoli.
Vedremo.

A chi vuol correre l´edizione 2012, sempre che non lo faccia con velleità di classifica perché in questo caso non saprei dare consigli, suggerisco di allenarsi iniziando presto, di essere costante per fare fondo ma di non chiedere troppo in termini di prestazioni, di curare molto l´allenamento in discesa, di curare la scelta del materiale (calze e scarpe in primo luogo, ma anche abbigliamento e zaino e possibilmente ogni particolare, compresa l´alimentazione) perché ogni errore si paga, vedi i miei problemi con i Sali di magnesio. Consiglio di essere modesti, di chiedere poco al proprio corpo, di imparare ad ascoltarlo per capire e sapere interpretare ogni segnale di allarme (dolore, sonno, stanchezza) ed imparare a gestirlo. Capire prima come si possa reagire alla privazione del sonno, altro elemento chiave della corsa; alcuni amici hanno sofferto di allucinazioni durante la gara legate proprio alla privazione del sonno che, insieme alla stanchezza, può compromettere la riuscita della gara. Poi lasciarsi prendere dalle emozioni durante la gara, godersi lo spettacolo delle montagne, sentirsi parte di un evento eccezionale, godere della grande umanità che si incontra tra i concorrenti e tra i volontari che sono i fantastici animatori della manifestazione, essere gratificati dagli incitamenti di amici e parenti, ma soprattutto di tutti gli sconosciuti che ti incoraggiano lungo il percorso.
Per me è stata una grande avventura che mi ha arricchito dal punto di vista umano.

Grazie a voi tutti per l´attenzione ed appuntamento al Tor des Geants 2012 (con le Cascadia ovviamente).


Fonte: Teodoro Meloni

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