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Le nuove memorie (4a p.ta): Maratona come metafora della Vita.

01-06-2010 - Amarcord
La maratona, più che uno sport, è una disciplina interiore, una categoria dello spirito. In essa si rispecchia e si compendia una visione di vita che ruota attorno alla sopportazione della fatica, quando attinge e supera la soglia del dolore. Forse chi sceglie di allenarsi una media di 15 chilometri al giorno possiede già nel proprio dna una congenita tendenza al masochismo. O forse fa propria progressivamente una simile filosofia, abbracciando la quale riesce ad attivare i meccanismi mentali che funzionano da antidoto al dolore e lo ribaltano in percezione edonistica.
Comunque sia, la sfida del corpo umano ai limiti di resistenza stabiliti dalla natura, quale è in realtà la maratona, ha dei contorni che fino dall´antichità risultano amplificati e alterati dalla tradizione e dall´immaginario, in una duplice esigenza di esaltazione e esemplarità. Nei suoi 42 chilometri, metafora della vita, si avvicendano ripetutamente salite e discese, momenti di sconforto e momenti di fiducia, fino all´euforizzante visione del traguardo finale. Alla partenza baldanzosa , gli anni della giovinezza, segue il più riflessivo assestamento dell´età adulta, indotto dalla consapevolezza che la strada da percorrere è ancora lunga e difficile. Poi, i passi perdono in ritmo e armonia. Si fanno strascicati, sofferti. Ugualmente strascicata e sofferta è la vecchiaia. Con la metafora mi fermo qui. Ho infatti più di un ragionevole dubbio che la visione del traguardo finale dell´esistenza terrena sia tanto "euforizzante" quanto quello della maratona .
Certo che i momenti di fanciullesca felicità che si assaporano alla fine di ogni prova catturano la mente non pacificata del podista in un perverso circolo vizioso. Dove il piacere può essere esclusivamente figlio di affanno. E quanto più intensa è la fatica, tanto più dolce e raffinato il godimento. In un processo senza fine.
E´ bene a questo punto sgombrare il campo dall´opinione diffusa che la corsa giovi sempre alla salute. Non è così. Intendiamoci, lo sarebbe se si potesse "corricchiare" una mezz´ora al giorno all´aria aperta, in associazione o in più gioiosa alternativa al monotono fitness di palestra . Se ne otterrebbero benefici innegabili. A condizione però - e qui sta il difficile - di non contagiare la mente, di non vincolarla alla schiavitù del cronometro, di lasciare il pensiero libero di vagare dove vuole.
In caso contrario, la scelta saggiamente terapeutica del movimento finalizzato alla buona salute del corpo, si ribalta a poco a poco in insidia alla salute della mente. Dalla gioiosa sensazione di benessere si passa alla morbosità passionale . Che a sua volta diviene esasperazione capace di provocare la deformazione e il travisamento dei propri limiti naturali. Senza rendersene conto, si trascura masochisticamente ogni riguardo della propria salute e si viene trascinati in un sinistro cupio dissolvi. Verso il punto di non ritorno.
Occorre tuttavia fare un distinguo. Perché Il popolo di coloro che si dedicano alla corsa non è del tutto uniforme. Lo potremmo raggruppare in tre categorie. La prima è la categoria di quanti , appesantiti da gola e inerte accidia, sulla via della redenzione dai loro peccati, giurano fedeltà alla dieta "stretta" e al jogging. Si abbigliano all´uopo, si imbottiscono di felpe , tute e quant´altro possa loro permettere lo scioglimento rapido dell´adipe in eccesso. Più rapido, se possibile, della miracolosa liquefazione del sangue di S. Gennaro.
Però, al termine di ogni ansimante seduta di contrizione, tormentati da una sete implacabile , prosciugano ettolitri di Enervit . Reintegrano subito in abbondanza, con interessi calorici, i soli liquidi persi nella sudorazione. Salvo banchettare in seguito con voracità viepiù rinvigorita dall´esercizio. Non tarda molto che si pentano di essersi pentiti . Appendono le scarpe da corsa , rafforzati nella certezza da sempre latente in cuor loro. La corsa fa bene a chi non la pratica. Come, appunto, volevasi dimostrare.
La seconda categoria è piuttosto circoscritta e quasi elitaria. E´ fatta di quelli che potremmo definire cyber jogger. Relegano l´attività podistica al sabato o alla domenica tra gli ultimi obblighi settimanali da sbrigare , in una scientifica programmazione dei ritmi di lavoro e di svago . Con il medesimo scrupolo, la medesima metodica razionalità con cui finalizzano ogni loro azione a combattere il disordine del mondo, inseriscono in agenda anche la seduta di jogging. Sempre sulla stessa distanza, sullo stesso percorso, con la stessa andatura. Misurando rigorosamente il dispendio di energie, neutralizzando ogni coinvolgimento emotivo, incastonano la tessera della corsa nel mosaico asettico della loro routine . Se minimi saranno i vantaggi del corpo, l´esercizio giova all´igiene mentale.
E infine la terza categoria, quella nella cui narrazione mi immedesimo maggiormente, avendone fatto parte. E´ la categoria di quelli su cui la corsa attecchisce con violenza; quelli che mi hanno offerto lo spunto iniziale per definire la maratona metafora di vita.
Pensando a loro - e quindi a me stesso- ho accennato a forme di piacere larvatamente masochistiche , quali il controllo della sofferenza, in un quadro psicologico di innata predisposizione al solipsismo.

In poco tempo i podisti neoadepti di questa tipologia aumentano la frequenza delle uscite e le distanze da percorrere; si invaghiscono follemente delle scarpe da corsa idolatrandole come oggetto di culto; diventano lettori appassionati di riviste specializzate per costruirsi le prime tabelle di allenamento; si misurano in spossanti lotte quotidiane con il cronometro per resistere a ritmi sempre più duri; ridisegnano il loro fisico prosciugato della benché minima mollezza lipidica e lo consegnano fiducioso a massaggiatori, chiropratici, fisioterapisti , osteopati e quant´altro con il miraggio di una palingenesi atletica .
Quando tutta la loro filosofia di vita è impostata sul concetto di resistenza, allora, soli e felici, si dirigono verso la loro prima maratona.

Roberto Massei
2010


Fonte: Roberto Massei

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