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Le nuove memorie di un podista: 3a puntata

17-05-2010 - Amarcord
Le memorie. Le origini del podismo.

Ma come nacque il podismo inteso come disciplina dello sport? Come poté un´attività elementare, riconducibile ai movimenti più naturali e istintivi dell´uomo trasformarsi in ludica? Per quali meccanismi psicologici si cominciò a convincerci che la corsa poteva essere finalizzata al benessere del corpo e alla serenità dello spirito?
Per trovare risposte convincenti, dato che si tratta di un fenomeno indicativo della personalità morale dell´individuo ma anche , e soprattutto della società, cioè a dire un fenomeno di costume, mi proverò a ripercorrere gli atteggiamenti predominanti nella pratica delle attività sportive a partire dagli anni tra le due guerre mondiali, nel secolo scorso.
Il fascismo, è noto, non mancò di fare quello che si propone ogni regime dittatoriale . Plasmare le menti delle future generazioni. Il Minculpop mussoliniano non si sottrasse quindi alla volontà di strumentalizzare lo sport a fini propagandistici . Le masse dovevano essere sensibilizzate ad un´idea di potenza comunque manifestata. Successi di entusiasmante coinvolgimento popolare furono annunciati e in parte effettivamente conseguiti nel calcio, nel ciclismo, nella scherma, nella ginnastica, nel pugilato. Si pensi al mito creato su Primo Carnera.
All´atletica fu riservato un ruolo ancillare. Lo sviluppo delle capacità atletiche serviva agli "arditi" a rendere più spettacolari le manifestazioni gladiatorie care al regime. I salti attraverso il cerchio di fuoco, le plastiche giravolte sugli attrezzi ginnici, i muscolari cimenti di abilità e destrezza nelle simulazioni belliche. Come fine ultimo c´erano le arti marziali. Le armate del Duce dovevano risplendere di luminosa virtù e irremovibile fermezza.
Finita la guerra , se si esclude il calcio che non si era smesso di giocarlo nemmeno sotto i bombardamenti, ogni pratica sportiva rimase a lungo estranea alla sofferta e affamata lotta quotidiana per l´esistere. Il paese era distrutto. Tra la drammatica urgenza di ricostruire case e infrastrutture rase al suolo , il lavoro nelle fabbriche senza la benché minima protezione sindacale e quello nei campi, coltivati a forza di braccia, agli italiani non restava né il tempo libero né tantomeno la voglia di dedicarsi ad attività ludiche.

Il camminare era tutt´altro che uno sport . Era una delle tante fatiche di una vita grama. Si camminava per necessità. Per andare a scuola , in fabbrica , nei campi, al mercato, in chiesa. Si camminava lungo strade polverose e accidentate al seguito dei carri agricoli trainati da buoi o da massicci cavalli maremmani . Nel nostro territorio i "barrocciai" si spingevano , prevalentemente a piedi, addirittura fino a Cecina e Piombino per commerciare prodotti ortofrutticoli.
Più di una volta ho sentito raccontare - ed io stesso ne ho conosciuto qualcuna - di persone che , partendo dalla nostra città o dalle campagne circostanti, camminavano in solitario pellegrinaggio fino al Santuario di Montenero. Quando dovevano render voti alla Madonna per averli aiutati a realizzare la propria massima aspirazione.
Sempre a piedi, dunque, per i bisogni di vita, per lavoro, per fede. Sconosciuto rimaneva il piacere di passeggiare. In ben altro modo si cominciava a sognare di "passeggiare" via via che nascevano aspettative di un´esistenza migliore . In bicicletta prima, poi in sella alla mitica Vespa. Infine al volante di una Cinquecento dalle borchie cromate, dal tettuccio decapottabile e dai sedili ribaltabili . Più comodi di un´alcova per le nostre giovanili, peccaminose intimità.
Intanto era giunta la televisione a creare i presupposti per una moderna cultura di massa. E niente fu come prima. Il mondo di Carosello cominciò ad incantarci, ad abbattere i confini tra necessario e superfluo. Si sgranavano gli occhi di ingenua meraviglia davanti alle immagini seducenti di una tecnologia ai primi vagiti . Gli elettrodomestici modificavano le nostre abitudini quotidiane . Le vacanze, lo sport divenivano categorie compatibili con una lettura meno sconsolata della realtà.
E giunse il 1960, l´anno della XVII Olimpiade dell´era moderna. La prima volta in Italia, a Roma. Evento epocale che trascese i confini puramente sportivi rimanendo per sempre scolpito nell´immaginario collettivo. L´atletica leggera, da sempre considerata regina delle Olimpiadi, con due pennellate degne di Mirò dipinse i colori della leggenda nella cornice straordinaria di quei giochi romani.
Che cosa fosse la maratona erano pochi a saperlo. Quelli che avevano imparato sui banchi del ginnasio che Filippide aveva corso da Maratona ad Atene ; quelli che avevano letto sulla Treccani la storia delle Olimpiadi dell´epoca moderna . Di Londra, in particolare, quando un omino barcollante , Dorando Pietri , tagliò per primo il traguardo. Ma era letteralmente tenuto in piedi da mani pietose , e per questo fu squalificato
Poi, in una dolce notte romana di settembre appena rischiarata da luci fioche e tremolanti , lo sfondo maestoso dei Fori Imperiali proiettato sui teleschermi fu improvvisamente animato da una sequenza di immagini fantastiche. Un esile atleta di colore, sfiorando a piedi nudi gli aspri sampietrini del selciato, correva agile e rapido verso il trionfo nella Maratona. Record mondiale, per la prima volta fuori da uno stadio, sotto l´arco di Costantino , in due ore e quindici minuti. Era costui un etiope, pretoriano del negus Ailé Selassié . Elevò la sua impresa e il suo nome, Abebe Bikila, a simbolo privilegiato e trascendente per le generazioni future.
Qualche giorno prima il fascino suggestivo dell´uomo lanciato sulle proprie gambe alla velocità massima consentitagli dalla natura, aveva già toccato vette sublimi di spettacolarità nella gara dei duecento metri piani. Un italiano, Livio Berruti, aveva fermato il cronometro a 20 secondi e cinque centesimi. La folla in delirio sugli spalti dell´Olimpico. Nell´alto del teleschermo, sopra la sua testa piegata verso terra nell´attimo che con il petto trancia il filo di lana, un volo di colombe bianche .
Il fascino della corsa aveva sedotto le masse. Però i tempi non erano ancora maturi perché la pratica di questo sport entrasse nel paniere dello stile di vita. Ci aspettavano ancora tempi duri. Esauritasi la spinta del boom economico, iniziarono le lotte sindacali, quelle studentesche con il sogno di dare potere alla fantasia.
Trascorsero così i "formidabili" anni sessanta. Cambiò l´economia, cambiarono i consumi.
Ma fu nel decennio successivo , nei 70, che cambiarono effettivamente i valori della società, oggetto di un profondo processo di revisione. Il primo di questi valori fu l´accesso universale alla cultura di cui gli sport popolari sono parte irrinunciabile .
Nel 1970 New York organizzò la sua prima maratona. Al di fuori di uno stadio, per le vie cittadine, sull´esempio di Roma 1960. Ma questa volta - e qui sta la novità rivoluzionaria- senza bisogno di aspettare le Olimpiadi. Si correva così , per puro divertimento, per un modo di impiegare il tempo libero che si cominciava a ritenere proficuo per il corpo e la mente. Alla partenza si presentarono in settanta . Forse ignari che ad aspettarli, dopo 42 chilometri avrebbero trovato la Storia.
Negli anni a seguire, cogliendo di sorpresa l´uomo della strada, ma anche la maggior parte degli economisti, scoppiò quella che, per la sua vastità e le sue ripercussioni, fu la più grave crisi economica del secolo, dopo quella del 29: la crisi energetica.
Si scoprì il significato di un nuovo termine, austerity. Che significava fine anticipata delle trasmissioni televisive, riscaldamenti al minimo, strade buie, insegne commerciali spente. E, soprattutto, divieto di circolare in auto la domenica.
Quelle domeniche silenziose cambiarono il costume degli italiani. Si riscoprivano le città private di un traffico già allora caotico, ci si appropriava del piacere di passeggiare, camminare, correre. Nacque di conseguenza la passione per le scarpinate. Momenti di ritrovo e di ricreazione collettiva in uno spirito di riconquista della natura e della gioia di muoversi. In sintesi, il podismo.

Roberto Massei
2010


Fonte: Roberto Massei

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