19 Maggio 2012

menu di scelta rapida


Contenuti

news
percorso: home > news > Memorie di un podista (20a parte): Vinicio Trivella

Memorie di un podista (20a parte): Vinicio Trivella

25-04-2010 - Amarcord
Dopo che, nel corso della mia narrazione, o la pura casualità rievocativa o una occasionale pertinenza all´argomento di volta in volta affrontato, hanno spalmato fra le pagine precedenti nomi , caratteristiche, vicissitudini, aneddoti , tic dei personaggi più noti del podismo pisano di prima generazione, mi proverò adesso a passare in sistematica rassegna tutti i restanti. Si intende tutti quanti ho avuto la sorte di incontrare e frequentare in trenta anni di attività. Per alcuni di essi , posso parlare anche di fortuna nell´averli conosciuti e frequentati, in quanto si sono mostrati in possesso di qualità morali anche superiori a quelle atletiche.
Di tutti questi è sopravvissuto uno sparuto e malinconico drappello - appesantito di adipe, sfoltito di chioma e scolpito di rughe - di superstiti di una disciplina che sembrava all´inizio proficua di promesse e di opportunità nel creare una vera cultura sportiva da sempre assente in Italia , ma che , al contrario, è stata impietosamente condannata al grigiore del limbo dal ripudio netto delle nuove generazioni.
Così, se diamo uno sguardo alle attuali classifiche delle gare competitive nella nostra, come in altre regioni, si ha la percezione di una travolgente avanzata dell´Islam anche nello sport. Di otto liste su dieci, i primi posti sono appannaggio della inconfondibile traslitterazione di nomi dell´Africa maghrebina e nera.
Voglio subito fare chiarezza su un punto. Io sono esattamente agli antipodi rispetto alle posizioni della Oriana Fallaci, schiumanti di fanatico odio razziale , che essa, un tempo brillante scrittrice e impavida reporter, ora alquanto obnubilata nella mente da fumo e alcol, ha esternato e ribadito fino alla nausea, tanto da farne un disgustoso tormentone, nelle pagine dei suoi ultimi opuscoli.
La sua tesi, che non tollera antitesi di sorta, dà per ineluttabile la sopraffazione di una civiltà - la nostra- da parte di una barbarie -la loro -, fino alla completa metamorfosi da Europa a Eurabia, dove regneranno incontrastati oscurantismo, violenza,, terrore . A questa posizione essa premette assiomaticamente la convinzione di un irrisolto e irrisolvibile rapporto tra mondo moderno e Islam, e la pregiudiziale e antistoricistica sfiducia nelle possibilità di quest´ultimo di conciliarsi con la democrazia, l´uguaglianza dei diritti, l´economia di mercato, il progresso in genere.
Ora, se il primo dei virulenti pamphlet della illustre fiorentina , La rabbia e l´orgoglio, scritto di getto sull´onda comprensibilmente emotiva dell´11 settembre, poteva trovare qualche giustificazione nella enormità catastrofica dell´evento, gli altri due o tre, a seguire, sono sembrati un inutile accanimento, una ragionata provocazione , un atteggiamento di prevenuta e furibonda ostilità nei confronti di una integrazione multietnica che non può che essere auspicabile da quanti hanno a cuore un futuro di pace e di progresso per tutta l´umanità. E, ahimè, in ultima analisi, non mi sembra proprio al di sopra di ogni sospetto il fatto che la Fallaci abbia vieppiù arroventato la sua penna in tal senso, dopo l´inopinata scalata ai primi posti nella hit parade delle vendite. Come insegnava l´epicureo Orazio, "gratia, fama, valetudo contingat abunde, non deficiente crumina", cioè a dire che sempre, da che mondo è mondo, lo scintillante bagliore del denaro acceca del tutto il pallido riverbero della virtù.
La mia intenzione, quando mi soffermo ad analizzare il fenomeno dell´immigrazione dilagante anche nel podismo, vuole essere priva di ogni connotazione xenofoba, e tende soltanto a stigmatizzare la pigrizia mentale, l´inerzia rinunciataria con cui i nostri giovani alienano da sé e delegano ad altri, tutto ciò che sa di fatica, di sacrificio, di impegno costante..
Così anche la corsa è divenuta terreno di conquista da parte di atleti extracomunitari. che dopo avere conosciuto fame e stenti nelle loro terre d´origine , approdati in Italia e resisi conto della situazione, sempre più di buon grado, e in misura molto maggiore rispetto ad altri paesi, si sostituiscono ai nativi in una specialità da questi ultimi considerata troppo dura, e risibilmente remunerativa. A loro, non meno di tutti gli altri umili mestieri da noi disdegnati, consente comunque di vivere con decoro e rispettabilità. Onore dunque al merito di questi ragazzi e apostrofe a chi ha dilapidato, per eccesso di supponenza e assoluto difetto di volontà, le potenzialità che il podismo offriva per modificare la monolitica e improbabile concezione dello sport in Italia. Che è e continuerà ad essere soltanto calcio.
Pertanto, in posizioni sempre più arretrate, alle spalle del drappello sempre più nutrito di omonimi personaggi delle Mille e una notte, figureranno non so per quanto tempo ancora, i nostrali Franchini, Davini, Simi, Cernicchiaro. Presumibilmente fino a quando decrepitezza e morte non li cancelleranno.
Riprendo ora il racconto delle figure di primo piano del nostro podismo, iniziando con il triste omaggio ad una di esse, tanto umbratile e schiva in vita, quanto degna di essere affidata ad un recupero memoriale che la identifichi tout court con il primo trentennio di storia delle Tre Province. Il professore Vinicio Trivella, che ci ha lasciato ormai sono due anni.
Il popolo di questo Trofeo , marchio doc delle marce stradiste lungo la Toscana costiera, non può non ricordarsi della sua ironia, del suo entusiasmo , della sua curiosità di riscoprire ogni domenica mattina le medesime salite, le medesime discese, i medesimi sentieri o impervi o aprichi o pittoreschi, già visti cento volte , ma ai suoi occhi sempre nuovi . Come se si accingesse ogni volta ad assistere allo stesso film giallo, sapendo però dell´esistenza di cento epiloghi diversi della storia proposti dalla rivisitazione di un fantasioso regista.
Non amava. mettersi in gioco nelle competitive, eppure si sentiva irresistibilmente attratto dalla maratona che affrontava , così come faceva con la vita, senza ansie, senza patemi, con quell´umorismo capace di registrare e rappresentare gli aspetti divertenti della realtà. Senza tuttavia assumere mai posizioni ostili o scompostamente divertite, in quanto era sempre assistito da un´intelligenza arguta e pensosa e da una profonda e spesso indulgente simpatia umana.
Solo a sentire parlare di ritmi, di tabelle studiate a tavolino, di preparazione scientificamente mirata sull´obiettivo da raggiungere, gli veniva l´orticaria, A lui, come ideale avvicinamento ad ogni maratona, bastavano le amatissime domenicali Tre Province, insieme al quotidiano andirivieni lungo gli argini fangosi dell´Arno o in alto, sugli erti pendii del Monte Pisano, ad esplorare sempre nuovi passaggi, insieme all´inseparabile sodale Dino Malfatti, "padre costituente" delle marce amatoriali organizzate e a tutt´oggi leader carismatico nell´ambiente. Eppure, ogni volta che si cimentava sui quarantadue chilometri (cosa che ha ripetuto non meno di una ventina di volte), perseguiva risultati più che lusinghieri. Da 3 ore e 10 a tre ore e 20 minuti, non molto distante da quelli che consideravano questi livelli imprescindibili da una preparazione puntuale, meticolosa e tecnicamente qualificata.
Ricordo con affettuosa commozione quando, sul finire degli anni settanta, entrambi docenti, ma in diversi istituti cittadini, ci davamo rituale appuntamento dopo le lezioni del mattino, al Campo della Fontina, per il giornaliero allenamento, in attesa di riprendere il lavoro pomeridiano nello stesso istituto privato.
Le stradine interne che a quel tempo conducevano fino a S. Giuliano, grezzamente contrassegnate ai bordi delle fosse dalla scansione chilometrica, erano il nostro campo di addestramento. Il compianto amico, pazientemente, si adeguava alle mie smanie agonistiche. Sbuffando, mi rimaneva incollato per i 3 minuti e venti che io imponevo come tempo massimo per le ripetute sul chilometro. Poi, ripreso fiato e deposta la smorfia della fatica, riassumeva quella di un´ironia bonaria con cui riusciva a dissimulare i sempre frequenti paradossi della realtà . Come quello, appunto, che stavamo vivendo.
Roberto Massei
2005


Fonte: Roberto Massei

iDea Run
iDea Projects - via di Gello, 47/A - 56123 - Pisa (Pisa)
Tel. 348.7058830