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Memorie di un podista (21a p.ta): Nicola ed Alessandro.

05-05-2010 - Amarcord
Nicola Cernicchiaro a Bientina 2010
A questo punto del mio memoriale, la Musa Calliope dovrebbe benignamente rinvigorire le mie deboli capacità mitopoietiche, affinché lo stile narrativo si adegui alla straordinarietà delle imprese di un´icona del podismo pisano: Nicola Cernicchiaro.
E´ cosa rara che la fortuna distribuisca i propri favori in rapporto alle virtù e ai meriti di ciascuno.
La riflessione scaturisce dal rincrescimento che io provo,, insieme a tutti i podisti che conoscono il personaggio in questione, che egli, in quanto di umile estrazione sociale, in quanto non affinato intellettualmente, sia stato beffato dalla sorte poiché essa infatti aveva deciso di non fare di lui un Maradona, così che potesse agevolmente prescindere, sulla via dello scontato successo, da ogni qualità morale o intellettiva, ma un potenziale campione nella corsa, se voleva davvero portare a compimento il privilegio riservatogli, lo doveva attrezzare anche dei requisiti necessari a farsi spazio nel problematico mondo dell´atletica.
Nel nostro Paese - i miei lettori mi scuseranno se mi ripeto -- l´atletica non ha le caratteristiche di sport popolare, non appassiona le folle , non le fa vibrare , come avviene negli stadi del calcio, di quella affettazione patriottarda che le spinge a stonare, in cori strazianti, i primi due versetti mameliani (Fratelli d´Italia / l´Italia s´è desta.). Per poi proseguire con il solo movimento afono della bocca, dal momento che il testo dell´inno, dopo "desta", esprime parole e concetti per quella gente non meglio intelligibili del Ramayana in sanscrito.
L´atletica mantiene un´impronta elitaria per la mancanza di una immediata percezione ludica. Essa è fatta di razionalità, di obiettivi scientificamente mirati sul tempo da ridurre e sullo spazio da allungare, di consapevolezza che un secondo in meno e un centimetro in più, ottenuti al prezzo di dura e metodica preparazione, valgono in genere appena un trafiletto in penultima pagina dei quotidiani. Perciò, chi decide di praticarla, non può prescindere dai requisiti di disciplina, discernimento, personalità salda e non alienabile alle lusinghe dei primi successi. Ben altra cosa rispetto alle montature di cliché stereotipati e penosamente banali mediaticamente propinatici sette giorni su sette, effetto invasivo di subcultura calcistica.
Il nostro, tanto talentuoso di gambe, quanto candido di animo, si trovò ben presto di fronte ad un bivio. La prima via era quella sopra descritta, con la prospettiva di un iter non meno psicologico che muscolare e di una necessaria noncuranza, a tempo non definibile, delle buone ragioni di stomaco e di tasca. L´altra, agevole e intrigante, con appropriazione immediata di prosciutti, salami e finocchione. Che, è vero, non sono una panacea dello spirito, ma sicuramente un buon sostegno della materia, specialmente quando veste i panni di operaio semplice. Così, press´a poco, ragionò il buon Nicola, e si presentò, subito sparigliando il campo dei concorrenti su ogni tipo di percorso, ma con netta preferenza per gli "irti colli". E in quanto si riteneva appagato dai premi vinti, in tanto trascurava, una dopo l´altra, le opportunità di divenire un "assoluto". Non gli mancarono infatti le occasioni di rapportarsi ai big della sua verde stagione, quali Bordin, Poli, Pizzolato, Barbi, ecc., ma, dopo essersi misurato alla pari, preferiva riprendere l´opzione , lusinghevole di immediati compensi, delle sagre, delle scarpinate, dei trofei cooperativistici, delle feste dell´AVIS ."Melius primus in pago quam secundus Romae" a dimostrazione che per ogni filosofia di vita, anche la più modesta, c´è sempre un qualche illustre precedente.
In Toscana chi ha vinto come lui, in più di trentacinque anni di agonismo amatoriale, si può contare sulle dita di una mano. Non c´è albo d´oro di competizioni storiche, quali la Firenze Reggello, Le Panche, Quarrata, Sinalunga, il Monte Morello, Laviosa ..., che non abbia registrato il suo nome fra i vincitori assoluti fino al 2000 e, successivamente, fra quelli della categoria "veterana"
Chapeau bas dunque, al nostro imperituro top runner, che la sorte dimenticò fuori posto, forse per dare un po´ di lustro anche a noi tapascioni. Mi congedo da lui, tentando di consegnare all´immaginario la nobile naturalezza del suo "volo di crociera", con il piede che morde sicuro il terreno, il corpo inarcato che scivola leggero a falcate ampie e rotonde, gli occhi famelici di vittorie tesi a scrutare un orizzonte ancora lontano.
Chi mai potrebbe risultare degno di essere messo in coppia con siffatto talento, secondo la formula di ispirazione plutarchiana? Il soggetto prescelto, sicuramente onorato da un tale parallelismo, non potrà non concedermi di cambiare almeno Musa. Questa volta sceglierò Talia, che mi permetterà così di abbassare il registro stilistico.
Mi accingo a parlare di Alessandro De Cristofano.
Quando si pensa alla passione per uno sport, bisogna subito iperbolicamente figurarcene una vasta ogni limite visibile e concepibile, per farci una pallida idea di quella che da sempre lo ha attratto verso la corsa.
L´epiteto "antico" di cui indebitamente, al suo confronto, mi sono appropriato, se fossi sicuro di non fare torto alla sua età di non pochi anni più verde della mia, lo proporrei come prima referenza del suo cursus pedester. Allorché infatti mi presentai alla mia prima "trepprovince" ( la Città-Mare-Pineta che, non ancora svuotata del suo significato originario, stava a designare un percorso di andata da Pisa a Tirrenia con il cross boschivo sulla via del ritorno), il suo nome era già leggenda metropolitana. Aveva sicuramente fatto parte del temerario manipolo di argopodisti lanciatisi , nell´ A. D. 1974, alla conquista dell ´Ombra della sera, la celebre statuina destinata a divenire un cult simbolico del primigenio podismo etrusco. Puntualmente, dieci anni più tardi, nella edizione 83-84, cominciava per lui la prima di una lunga serie di riconoscimenti di fedeltà incrollabile alla manifestazione. Fedeltà ribadita , in perfetta coincidenza con la quinquennale scansione cronologica, al quindicesimo, al ventesimo, alle nozze d´argento, al trentennale. Un amore senza crisi, senza noia "di riandare i sempiterni calli", un entusiastico, indefinito rigenerarsi in lui della convinzione dei benefici materiali e spirituali indotti dall´esercizio del corpo e dalla cultura dell´aggregazione.
Confesso che non sono a conoscenza di tutti i suoi trofei conquistati in carriera grazie ad una partecipazione seriale incredibilmente assidua e straordinariamente ininterrotta. Dovrei chiedere il suo aiuto, ma temo che, data la sua ostentata consumazione di format televisivi, non resisterebbe alla tentazione di proporsi come sceneggiatore di una fiction intitolata "Così ho vissuto da amatore".
Sperando invece che la necessità di essere breve, mi faccia perdonare la lacunosa elencazione dei suoi primati, ne menzionerò soltanto un altro, certo non meno notevole del primo : la presenza a tutte le edizioni della Pistoia Abetone.
Con tre flashback mi piace infine illuminare questo rapido ritratto. Con i primi due tenterò di far rivivere gli iniziali furori agonistici , ignoti ai più, di un De Cristofano in grande spolvero, in grado di staccarmi nettamente sia lungo gli scoscesi sentieri agresti di Forcoli, sia lungo le foscoliane convalli fra Fiesole e Firenze.
Alla luce del terzo invece, tenterò di rileggere una delle sue pagine epiche, allorché , sorpreso da una terrificante tempesta notturna in mezzo ai gioghi appenninici durante la 100 chilometri del Passatore, uscì vincitore dall´ impari scontro con la Natura, perdente proprio per avere scelto l´arma della sofferenza contro un pluri-ultramaratoneta. Uno stoico emerodromo del nostro tempo .
Roberto Massei
2005

Fonte: Roberto Massei

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