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Memorie di un podista: 25 puntata (2006)

30-07-2010 - Amarcord
Il commento a queste due foto non può che avere il tono sconsolato e insieme teneramente affettuoso di una elegia. Con il cuore vi vorrei riversare sentimenti , motivi ed emozioni di un dolore intenso che non sa ancora cedere alla rassegnazione . Con la mente , mi riesce davvero difficile, come accade in questi frangenti, trovare parole ed espressioni adeguate.
I due atleti ritratti affiancati in due successive istantanee della maratona di Firenze del 2000, Vinicio Trivella e Andrea Mariotti, ci hanno lasciato entrambi. Entrambi prematuramente, prima che la morte cominciasse a rivendicare la sua ineluttabilità. Come avviene di norma nel percorso esistenziale di ogni creatura cosciente quando, abbandonata dai furori giovanili, indotta dai dolori personali e da quelli del mondo a meditare sul compimento dell´unica certezza offerta al genere umano, poco alla volta impara a prendere confidenza con essa , riconoscere il suo richiamo tanto più forte e distinto quanto più flebili e confuse si percepiscono le armonie della vita.
Quanto ai due amici, posso affermare che questo percorso non era ancora iniziato. Andrea a cinquanta anni, poteva ben dirsi legittimato a tenere da parte l´arte di invecchiare; Vinicio , poco più che sessantenne, era talmente portato a considerare e prevedere il corso degli eventi dal loro lato migliore, che aveva sempre in serbo qualche progetto per il futuro. Come quello di consolidare la sua esperienza di docente universitario, che tanto lo coinvolgeva.
Se ne sono andati, a distanza di tre anni l´uno dall´altro, tutti e due pervasi di fiducioso ottimismo, tutti e due con le scarpe da corsa ai piedi fin sotto il loro ultimo traguardo.
Il professor Trivella, con il suo divertito buonsenso e la sua piacevole ironia mutuata dalla cultura anglosassone, non mancando di allietare i compagni del quotidiano allenamento podistico sulla pista ciclabile fino al giorno precedente la fatale diagnosi.
Il dottor Mariotti, scomparso la notte di lunedì, scegliendo di partecipare al duplice consecutivo appuntamento con il Trofeo Tre Province di sabato e domenica, più che mai determinato, in questo 2007, a correre ben due maratone.
Li vediamo appaiati, prima nel centro di Firenze in un passaggio intermedio .Sui volti, i segni della fatica già accumulata ; negli sguardi, la preoccupazione per i chilometri che ancora li dividono dal quarantaduesimo , contrasta con la volontà risoluta di non arrendersi.
Poi, ancora l´uno di fianco all´altro, sotto lo striscione di arrivo. Stavolta la smorfia del loro volto lascia trasparire una immensa gioia, ineffabile come quella dei fanciulli. Come quella che solo un maratoneta può provare quando ormai sente il suo cuore al di là degli ultimi metri.
Due galantuomini, due alti esempi di lealtà e rettitudine, di eminenti qualità morali e intellettuali . Il podismo è stato tra le ultime cose terrene cui hanno rinunciato quando la morte, nel loro caso del tutto proditoriamente, ha pronunciato il loro nome.
Noi podisti non vogliamo dimenticarci l´onore che ci hanno fatto.
Adesso però ci corre l´obbligo di asciugare i nostri occhi dalle lacrime e rivolgerli di nuovo al flusso della vita. Le luci della ribalta restano accese su Giovanni Consani .
A breve distanza l´una dall´altra sono state pubblicate due sue immagini. La prima , per iniziativa dell´amico Brunello Berretta, sembra abbastanza attuale, considerato il grigiore di baffo e crine e sul volto le tracce del tempo. Si può leggere come eloquente e insieme malinconica testimonianza dell´età eroica del podismo che ormai sopravvive grazie a pochi superstiti incanutiti. E alla nostalgia dei ricordi.
Il secondo scatto, corredato di un mio commento, mette invece in risalto l´antica baldanza del medesimo personaggio., pur trattandosi di foto priva di colore che penalizza la fulva intensità della sua giovanile rigogliosa peluria .
Per analogia, dalla faccia distesa, come dall´abbigliamento datato e dal contesto di cose e persone, risaliamo al vertice opposto dell´iter storico del podismo pisano. All´età dei "padri costituenti", al loro entusiasmo, alla sensazione di essere artefici e protagonisti di cambiamenti epocali nel costume degli italiani.
Questa la sintesi concettuale del mio precedente intervento, cui ho voluto conferire un tono bonariamente scherzoso, non privo però di affetto e di coinvolgimento emotivo.
D´altra parte è notorio che gli italiani litigano su tutto e in ogni circostanza. Come poteva fare eccezione la storia podistica? Ecco pertanto, alla base di essa, il motore degli sviluppi successivi : la scissione fra consaniani e ceccariniani.
Ma, adesso che il Brunello mi ha dato lo spunto, mi piace raccogliere l´idea di proseguire a ritroso il mio percorso narrativo. Partire dal presente per tornare al passato. La stessa cosa che avviene nelle sceneggiature cinematografiche. Quando si vuole raccontare una storia, si comincia quasi sempre dalla fine. Poi, attraverso recuperi memoriali , flash back ed altre strutture narrative in cui l´ordine cronologico degli avvenimenti viene interrotto per lasciare spazio alla rievocazione, la si ricostruisce come un mosaico.
A Brunello, noto fedele consaniano - anche se non della primissima ora - non si oppone certo la mia volontà (come mi sembra di avere fatto in più di un intervento) di decorare di orpelli stilistici la Consani story.
Però lui, giustamente, va oltre e ricorda altri tre personaggi che forse io, fino a questo momento avevo trascurato. Oltre a se stesso - nella circostanza in cui fu ben lieto di immolare nella sua pentola un trofeo per la vittoria con le sembianze di una sventurata gallina - menziona il Tiralongo, il Macchi - parago - , il Mura.
A questo punto, quasi inevitabile, il primo flash back.
Sto per entrare negli spogliatoi del Campo Scuola in un pomeriggio qualsiasi di 25 anni addietro. Dal vociare smodato, dalle apostrofi licenziose e pecorecce che tentano di sovrastarsi a colpi di decibel di intensità parossistica, non mi è difficile capire che il grosso della brigata podistica è già lì presente. Entro e, dopo averne individuato già da lontano la presenza dalle voci e dalla originalità degli idiomi di ciascuno di loro, vedo riunito tutto il gotha del podismo primigenio. Accanto ai sopra descritti, in ordine sparso, Musiari, Castellani, Sbrana, il Marocchino dal nome impronunciabile, Mariotti Roberto, Cempini, Narducci.
E tanti altri ancora. Non me ne vogliano gli esclusi. Quando, dopo questa arida elencazione introduttiva, cercherò, nelle prossime comunicazioni, di raccontare la magica e struggente atmosfera delle nostre assidue e entusiasmanti frequentazioni, non potrò prescindere dalle note distintive , dalle attitudini, dagli aneddoti di tutti quanti hanno vissuto con me momenti destinati a non ripetersi.
Roberto Massei
2006

Fonte: Roberto Massei

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